Integrazione
L’integrazione degli stranieri nella nostra società è un’importantissima responsabilità che non deve pesare solo sulle istituzioni ma anche, in parte fondamentale, sugli stranieri in arrivo. Ci sono criteri oggettivi per verificare l’integrazione quali l’apprendimento della lingua, l’ottenimento di un lavoro, lo sviluppo di un proprio giro sociale, progetti per il futuro. Dove allo Stato è richiesto di attivarsi deve attivarsi anche il singolo. Se tutto questo manca per anni è giusto chiedersi quale sia il senso per uno straniero di rimanere qui e quale sarebbe la prospettiva migliore per lui o lei, restare, andarsene, o venire allontanato. Non sono questioni facili con soluzioni immediate, ma la domanda va certamente fatta e una risposta deve venire trovata e messa in pratica.
In Canada occorre seguire corsi di introduzione e di lingua per almeno sei mesi prima di potersi muoversi liberamente. Da noi sarebbe necessario mettere immediatamente in chiaro per i nuovi arrivati almeno le regole principali di convivenza in Europa, come ha fatto l’Austria.
Immigrazione e burocrazia
Sono stato immigrato in altri paesi, e ho quindi avuto necessità di un permesso di soggiorno, per la maggior parte della mia esistenza, dal 1982 al 2017. Ho avuto a che fare con quattro burocrazie, delle quali quella russa è stata decisamente la più ostica. Che ha una cosa in comune con quella italiana: le pratiche di immigrazione non sono gestite da impiegati civili ma da funzionari di polizia.
Questo ha un importante risvolto pratico perché il sistema è gravemente inefficiente. Funzionari di polizia che dovrebbero occuparsi della sicurezza sono invece costretti a risolvere tipici problemi di ufficio, fare funzionare il computer o la stampante, inserire dati al terminale, prendere impronte e cose simili. Almeno il 90% di queste funzioni potrebbe essere effettuata da personale civile, con il sostegno di alcuni agenti preposti alla sicurezza.
Le domande di Permesso di Soggiorno in larga parte riguardano rinnovi e si tratta cioè di procedure di routine. Il problema sono i tempi biblici della loro gestione, con mesi di attesa prima di ricevere in mano il documento. In alcuni casi i tempi sono così lunghi, superano l’anno, così che l’unica funzione di un Permesso di Soggiorno appena ricevuto e già scaduto è quella di allegarlo alla richiesta di quello successivo. All’atto pratico uno straniero senza Permesso di Soggiorno ha problemi a iscriversi alla ASL, è ostacolato nella definizione di un nuovo contratto di lavoro, non può viaggiare all’estero e se raggiunge il proprio paese di origine potrebbe avere problemi a rientrare in Italia. Questo per chi vuole fare le cose in regola. Poi apprendiamo quotidianamente di fermati o arrestati “non in regola con il Permesso di Soggiorno” dove non si capisce se il problema sia formale-burocratico oppure se non ne hanno proprio diritto, restano in Italia lo stesso e lo Stato può fare poco o nulla.
Alla domanda di Permesso di Soggiorno occorre allegare documenti riguardo questioni quasi tutte già a conoscenza dello Stato: dati anagrafici e di famiglia, residenza, dichiarazione dei redditi e posizione INPS. Tutte informazioni alle quali grazie a SPID e CIE abbiamo accesso online. Da un punto di vista informatico sarebbe possibile gestire la questione con alcuni click su una schermata e passare a una gestione elettronica, almeno per i casi semplici e non problematici. Al contrario la procedura attuale richiede di stampare i documenti, inviarli per posta e portare gli originali all’appuntamento. Il risultato è che per la gestione di una pratica per la quale basterebbero pochi minuti occorrono invece dei mesi.
Tornando alla Russia, il tempo necessario a ricevere un Permesso di Soggiorno (lì si chiama registratsija) è di 2-4 settimane, in Italia varia dai 3 ai 9 mesi con il rischio di raggiungere un anno intero. Proprio per velocizzare il processo da alcuni anni in Russia le funzioni organizzative sono state trasferite a centri con personale civile per la gestione delle pratiche e i funzionari di Polizia si limitano a visionare i documenti e formalizzare la decisione finale. In Austria, Germania e in numerosi altri paesi dei Permessi di Soggiorno si occupano le Anagrafi comunali con accesso online ai dati necessari.
Proposte
Le pratiche inerenti i Permessi di Soggiorno in Italia sono gestite dal Ministero dell’Interno e la Provincia non ha competenza diretta in materia. La Provincia potrebbe però aprire centri di contatto per sbrigare tutte le pratiche che non richiedono un intervento di funzionari di Polizia e alleggerire il loro lavoro. Esempio virtuoso che potrebbe essere preso a modello nel resto d’Italia. Qualcosa in questa direzione è stata in effetti fatta a Trento con Cinformi. Tutto questo, chiaramente, può essere fatto solo in accordo con Commissario del Governo e Questore e l’approvazione del Governo nazionale. Qualsiasi azione che serva a rendere il sistema più efficiente sarebbe in ogni caso necessaria e benvenuta. Ma se non si prova non si può pretendere di raggiungere il risultato.
Alcuni anni fa, nel pieno della pandemia Covid, in un contributo su Salto avevo proposto l’organizzazione da parte della Provincia di un Consolato virtuale con ufficio fisico a Bolzano per venire incontro a tutti quelli, stranieri o italiani, che devono rivolgersi a Consolati e Ambasciate e per questo sono quasi sempre obbligati a raggiungere Milano o Roma, anche per questioni formali e di poco conto. La proposta resta valida e certamente mi attiverei per la sua attuazione.