Servizi pubblici

Aziende pubbliche per servizi pubblici

Ho vissuto in Svezia negli anni 1980, i servizi pubblici del paese allora erano di ottima qualità, orientati ai bisogni degli utenti e a prezzi molto ragionevoli. L’azienda pubblica di telefonia Televerket aveva come slogan “Abbiamo i prezzi più bassi al mondo. Investiamo il 20% dei nostri utili in ricerca e sviluppo in modo da potere mantenere prezzi bassi anche in futuro.”

Nel 1982 l’attivazione del mio nuovo telefono prese 24 ore, in quel periodo in Italia ci volevano almeno sei mesi. In Svezia era anche possibile scegliere il numero. Perché? – chiesi stupito alla ragazza alla sede Televerket. Perché a noi non costa nulla e facciamo un favore ai clienti, ad esempio con un numero facile da memorizzare. Ne scelsi pertanto uno facile da memorizzare. Servizio pubblico di una società al 100% statale. Oggi in pochi ricordano che la telefonia mobile è stata inventata in Svezia e Finlandia verso la fine degli anni 1970 in sinergia tra i gestori statali di telefonia e industrie privale quali Nokia ed Ericsson.

Gli argomenti in favore dei servizi pubblici sono numerosi, ma anche piuttosto specialistici e non facili da ridurre a pochi concetti basilari. Questo vale però anche per la comunicazione a favore di liberalizzazioni e privatizzazioni, che insiste quasi unicamente sul fatto che la concorrenza serve a migliorare i servizi e abbassare i prezzi. Come esempio viene sempre presentato quello della telefonia: solo dopo la liberalizzazione del settore è aumentata l’offerta, si è diffusa la telefonia mobile, quasi tutti hanno accesso a Internet e i costi, misurati in potere d’acquisto equivalente, sono inferiori al passato. Tutto vero.

Questa analogia però non regge nel confronto con altri servizi. La telefonia è infatti l’unico settore nel quale dal 1980 a oggi ha avuto luogo una rivoluzione tecnologica grazie alla microelettronica, a nuove soluzioni di comunicazione, all’uso della fibra ottica. In tutti gli altri settori: elettricità, gas, acqua e trattamento dei reflui, rimozione rifiuti, trasporto pubblico non ci sono stati cambi di paradigma di questa entità. Oggi l’autobus è più comodo e usa GPS, ma continua ad andare a diesel. L’unica differenza con il passato è che dove possibile i consumi sono tracciati per via digitale, le bollette sono più elaborate, hanno caratteri scalabili e sono stampate a colori, ma i servizi di base restano gli stessi di decenni fa.

Tutti i servizi pubblici richiedono notevoli investimenti per le infrastrutture fisse mentre i costi variabili hanno un’incidenza relativamente limitata (con la grande eccezione dell’aumento dei prezzi dell’energia a causa dell’interruzione delle importazioni dalla Russia). Gli investimenti sono giocoforza a lungo termine e profitti a breve sono molto difficili. Dove risiede allora l’interesse a privatizzare? Risiede nell’acquistare a basso costo infrastrutture già ammortizzate, non investirci ulteriormente, e incassare i profitti risultanti dalle tariffe di utilizzo. Proprio come è stato con la privatizzazione di Autostrade, recentemente molto discussa. Il senso è quello.

Nella sezione Energia sono presentate alcune considerazioni sui mercati elettrici, in particolare riguardo la prossima fine del mercato tutelato.

Proposta

La Provincia di Bolzano deve sfruttare tutte le opportunità possibili permesse dallo Statuto di Autonomia per offrire servizi pubblici efficienti e, dove a pagamento, a costi che rispecchiano quelli propri del servizio e non esigenze di mercato.

In particolare occorre studiare come fanno Paesi quali Austria e Germania, Stati Membri dell’Unione Europea, ad avere ancora servizi pubblici di riferimento ben funzionanti. E’ sufficiente recarsi a Innsbruck o a Lienz per vedere come le ferrovie austriache ÖBB si rapportano ai loro viaggiatori, qualsiasi liberalizzazione o spezzettamento del sistema porterebbe loro molti più svantaggi che vantaggi. Non accettiamo a priori direttive UE decise su premesse solamente teoriche, cerchiamo di mantenere un buon livello di servizio pubblico sfruttando ove necessario le prerogative offerte dallo Statuto di Autonomia.